Ted Bundy – Fascino Criminale (2019) | Recensione.

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Dopo il documentario di Netflix mi aspettavo grandi cose da questo film. Non solo perché si tratta del primo vero film sul serial killer più famoso della storia, ma sopratutto perché il livello della docuserie di Netflix era davvero alto nonostante appunto si trattasse di un semplice documentario. La decisione di concentrarsi sul Ted come persona invece che sul Ted serial killer è stata una trovata molto innovativa. Non hanno mostrato nessun crimine se non una scena molto breve a fine film proprio per far capire allo spettatore che Ted sembrava tutto fuorché uno psicopatico. Era un uomo che riusciva ad affascinare anche quando si trovava in galera a scontare dieci anni di prigione. Puntare su questa particolarità invece che colpire il pubblico con l’efferatezza dei suoi crimini è stata una mossa fuori dal comune ma estremamente brillante. Detto questo, però, Zac è forse l’unica salvezza del film. Oso dire che senza di lui, il film sarebbe stato da buttare. Ha dato un’interpretazione spettacolare e curata nei minimi dettagli. Anche ad un primo e furtivo sguardo, si può notare l’immenso lavoro che Zac ha fatto per simulare ogni singolo movimento di Ted, dal più casuale a quello più meditato. C’è una scena in particolare, durante il famosissimo processo finale, in cui l’intero schermo viene occupato dalla faccia di Zac, ma sopratutto dai suoi occhi. È riuscito ad interpretare quella dualità corrosiva che ha tormentato Ted per tutta la sua vita, a metà tra l’innocenza, l’impotenza e la disperazione da una parte e la lucida follia, la furbizia e l’egocentrismo dall’altra. Ci sono due interviste in particolare che sono state copiate di pari passo da quelle originali e qui potete vedere come Zac abbia quasi sincronizzato i suoi movimenti con quelli di Ted. Il confronto è spaventoso.
Insomma, è stato in grado di risollevare un film che purtroppo pecca di parecchie cose; prima di tutto la struttura della sceneggiatura è incasinatissima. Uno spettatore casuale che non ha mai sentito parlare di Bundy, esce dal cinema completamente rincoglionito. Non c’è linearità, sono stati tralasciati troppi eventi, vengono trascurati parecchi dettagli e sopratutto perdono tempo a far vedere momenti inutili piuttosto che concentrarsi magari sul perché Ted era quello che era.
Non hanno fatto menzione della sua bipolarità, del fatto che probabilmente aveva una malattia al cervello, del fatto che si sentiva lacerato ogni volta che commetteva un crimine ma che su quel sentimento poi avrebbe preso il sopravvento la voglia di uccidere ancora, per non parlare della totale mancanza di scene che provassero la sua innata intelligenza e scaltrezza. Dove sono le motivazioni dietro i suoi atti? Dov’è la storia della sua infanzia che spiegherebbe in minima parte la sua natura? E le conversazioni che ha avuto con l’FBI nel braccio della morte che l’avevano quasi incastrato? Mancano le basi.
Il film butta lo spettatore a capofitto nella storia senza fornirgli alcun materiale preparatorio. Anzi, lo priva di troppe informazioni fondamentali.
A discapito di tutto ciò, la parte di Lily Collins è stata esageratamente ingrandita a scopi (a mio parere) moralisti, della serie: “Facciamo vedere quanto era disperata la ragazza di Ted per quei crimini così la gente dimentica che stiamo romanticizzando sul serial killer”. Addirittura si sono inventati una scena finale in galera solo per mostrare ancora una volta il trauma della ragazza. Insomma, sembra essere stato scritto da qualcuno che di Ted Bundy non ne sapeva un benamato cavolo.
Con questo non dico che è tutto sbagliato in questo film, anzi. Poteva essere fatto meglio in moltissimi altri modi, certo (d’altronde io parlo da persona pignola quale solo, avendo letto, studiato e amato il caso di Bundy per anni) ma nonostante questo è alquanto godibile e per niente tedioso. Vorrei addirittura rivederlo per capire se il problema è stato mio che mi sono aspettata troppo da un film di piccola portata come questo. Inoltre, ripeto, le performance di Zac e Lily Collins sono semplicemente stupefacenti. Se posso lanciare un’ulteriore freccia a favore di questo film, posso aggiungere che ho gradito molto la scelta di inserire la suspense laddove non è mai esistita. Tutti sappiamo com’è andata a finire la storia di Bundy, eppure il film gradualmente prendere una piega diversa quasi con l’intento di farti credere che Ted fosse veramente innocente. E poi il plot twist finale, totalmente inventato ma geniale a modo suo.

Voto finale: 7/10.

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