Game of Thrones – 6×07 | Recensione.

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The Broken Man.
Per più di una settimana i fan di GOT si sono interrogati sull’identità del “broken man” che dà il titolo alla settima puntata del Trono di Spade; inizialmente si pensò a Theon Greyjoy per via delle ferite (sia fisiche che psicologiche) inflittegli da Ramsay Bolton , o anche a Jorah Mormont con il suo morbo grigio, ma in pochi, me compresa, hanno creduto e sperato fino alla fine che il vero protagonista della puntata fosse un personaggio che nel season finale della quarta stagione venne lasciato morente nel bel mezzo del nulla. E sono fiera di poter dire: Ve l’avevo detto! SANDOR CLEGANE, chiamato anche il Mastino, è vivo ed è ufficialmente tornato nello show. Dopo settimane di ipotesi, teorie e ricerche di indizi che potessero confermare un suo ritorno, sono lieta di aver predetto qualcosa di consistente. Questa settima puntata sembrerebbe quasi un omaggio al ritorno del Mastino, la cui apparizione precede addirittura la sigla dello show. La scena è stata realizzata con la massima cura, sopratutto per quanto riguarda le inquadrature strategiche; e proprio attraverso queste, ci viene rivelata l’identità di Sandor solo un poco alla volta. La prima scena si focalizza infatti sul luogo in cui Sandor è stato accolto dopo esser sopravvissuto al combattimento con Brienne. In un lento spostamento di macchina, dal terreno si passa ai lavoratori che vi abitano, concentrando l’attenzione su un unico soggetto, di spalle, che porta sulle spalle un tronco d’albero. La sagoma del Mastino, seppure di spalle, potrei riconoscerla da un chilometro di distanza. Ma la bellezza di questa scena risiede nel modo in cui è stata trattata; la rivelazione di Sandor avviene per gradi e questo la rende ancor più interessante. Senza alcun dubbio posso affermare che questo è il stato ritorno più atteso e sofferto dell’intero show. Anche altri personaggi hanno fatto ritorno sulla scena in questa stagione, ma nessuno di questi ha regalato un’emozione forte quanto quella legata al Mastino. Osha, Hodor, Bran, Rickon, tutti personaggi che non vedevamo da tempo ma che al tempo stesso avevamo la certezza che fossero vivi. Sandor, allo stesso modo di Benjen Stark, era bloccato in una sorta di limbo, sospeso tra i personaggi morti definitivamente e coloro che avevano ancora una speranza. Con “The Broken Man” abbiamo avuto finalmente delle risposte.

    

Nel mio caso, vedo in Sandor uno dei personaggi più interessanti dell’intero show. Dall’aspetto bruto e quasi mostruoso, in realtà nel Mastino si cela una storia profonda che fornisce le motivazione del suo carattere bestiale. Il Mastino è un uomo invincibile, duro a morire, ma al tempo stesso detiene una fragilità che tenta costantemente di nascondere. Ma ormai è ben chiaro che il rapporto con il fratello è la causa del suo essere. In questa puntata viene ribadito più volte il concetto di giustizia e di punizione. Perchè gli dei non lo hanno punito per ciò che ha fatto in passato? Questa è la domanda che si pone lui stesso. E la risposta che gli viene data dal Septon è: “Perchè gli dei hanno ancora altri progetti per te”. E sarà così. Lo scontro tra il Mastino e la Montagna si fa sempre più reale ed imminente. (il famoso Clegane Bowl di cui vi ho parlato settimana scorsa). Ma personalmente ho trovato altre ragioni per cui gli dei hanno salvato Sandor dalla morte certa; la crudeltà del Mastino non può di certo essere paragonata alla crudeltà pura e sadica di Ramsay Bolton o alla crudeltà vendicativa di Walder Frey o a quella egoistica di Cersei Lannister. Ciò che bisogna scovare in Sandor sono i motivi per cui lui è quello che è. Tra la moltitudine di ignominie compiute dal Mastino, ci sono anche degli atti profondamente altruistici. Non dimentichiamoci, neanche per un minuto, che lui è stato la salvezza per ben due Stark, Arya e Sansa.

 La sua bontà si è svelata, seppur in minima parte, con il legame che ebbe con entrambe. Inizialmente con Sansa egli diede ripetutamente prova di voler salvaguardare la sua vita anche sotto gli occhi di Joffrey; inoltre, dopo la battaglia delle acqua nere il Mastino chiese a Sansa di voler scappare con lui per allontanarsi una volta per tutte da Approdo del Re. Con Arya invece il legame era molto più complicato, oscillando tra amore e odio (anche se quest’ultimo solo da parte di Arya). Sandor la salvò in molteplici occasioni, come quando la portò via dal massacro delle Nozze Rosse. Questo, a mio parere, è il motivo per cui al Mastino è stata data una seconda possibilità. Lui interpreta il ruolo del villain costretto a portare la maschera del cattivo solo per nascondere le proprie debolezze. E in questo momento, Sandor è più debole che mai. Reduce dallo scontro con Brienne, non brandisce una spada da parecchio tempo, e per giunta lo abbiamo visto tremolante mentre portava un tronco d’albero. Come potrà mai affrontare un duello con la Montagna? Ciò che fino ad ora lo ha spinto ad andare avanti è stato l’odio e di certo sarà proprio quello che lo porterà allo scontro finale con il fratello. La sua rabbia repressa si tramuterà in vendetta, e ce lo conferma la scena finale che commenterò in seguito. Nel frattempo ad Approdo del Re la situazione sembra esser rimasta ad un punto morto. Loras è ancora rinchiuso nella sua cella, Cersei è in cerca di un nuovo piano per sbaragliare una volta per tutte la potenza dell’Alto Passero e Margaery sembrerebbe intenta nell’arte della manipolazione. Conosciamo quest’ultima sopratutto per la sua abilità nel persuadere anche le menti più ferme, ed è proprio ciò che sta facendo con il Credo. Rimandando Lady Olenna ad Alto Giardino al solo scopo di dimostrare ancora una volta la sua (finta) fedeltà al Credo, ha confermato al tempo stesso di esser parte di un piano segreto contro l’Alto Passero. Senza Lady Olenna però, Cersei può contare solo su se stessa e sulla Montagna. Da alcuni spezzoni proveniente dal promo della sesta stagione sappiamo già che Cersei opterà per la via della violenza per porre fine una volta per tutte alla potenza del Credo.

Sempre sul tema delle alleanze, la narrazione procede verso il Nord; Jon e Sansa, affiancati da Davos, sono in cerca di un esercito per marciare contro Grande Inverno. I primi ad accettare l’alleanza sono i Bruti. In questo caso Tormund è di fondamentale importanza e ribadisce un concetto cardine che lega le due fazioni fin dalla quarta stagione; Jon è stato il portavoce degli uomini liberi anche quando seppe che questo lo avrebbe portato alla morte. Lui fu ucciso per tradimento e ora è giunto il momento di ricambiare il favore. Una volta siglato l’accordo, la seconda alleanza viene stretta con la Casa Mormont. Scena alquanto particolare quella tra gli Stark e Lyanna Mormont. In questa manciata di minuti, infatti, agli autori è bastato poco per denigrare i due Stark di fronte ad una ragazzina di dieci anni. Dopo alcuni tentativi fallimentari da parte di Jon e Sansa, Davos decide di prendere le redini della situazione e grazie al suo intervento conquista il consenso della piccola Mormont. Benioff e Weiss, però, ci riservano l’ultima beffa per gli Stark: 62 alleati.L’alleanza con i Mormont ha portato agli Stark solo 62 uomini; un numero a dir poco ridicolo quando si parla di eserciti. Inoltre Jon, in questa situazione, ha decisamente perso qualsiasi tipo di autorità, facendo intervenire Sansa in molteplici occasioni. Dal canto suo, Sansa sembrerebbe l’unica vera possibilità per la casata degli Stark. Molto simile alla Lady Stoneheart dei libri, ormai ha tutte le carte in regola per comandare il Nord. Nella sua freddezza e nella sua impassibilità, sembra non avere nessuno scrupolo al fine di vincere questa guerra. Ma, fatta eccezione per Sansa, si può affermare che questa puntata non è di certo una vittoria per la loro casata. Allo stesso modo anche i Lannister sembrano aver perso ogni tipo di potere, smentendo una volta per tutte il mito infallibile della casata Lannister. Dalla Walk of Shame per Cersei al taglio della mano per Jaime, le cose per i Lannister sono precipitate a vista d’occhio. L’assedio a Delta delle Acque poteva essere un tentativo per riportare in auge la loro casata, ma purtroppo non è stato così. Jaime, accompagnato da Bronn tornato in grande stile con quel “Don’t fuckin say it” (ennesimo ritorno della stagione), marcia verso Black Fish con un seguito di migliaia di uomini per ridare a Walder Frey il controllo di Delta delle Acque.

In tutto ciò, si inserisce anche la storia di Edmure, trattato da prigioniero fin da quando Robb Stark venne ucciso alle Nozze Rosse. La vita di Edmure viene salvata ancora una volta grazie all’arrivo di Jaime che decide di prendere in mano il comando. Grandi propositi da parte di quest’ultimo, tramutati però in una vile sconfitta. Black Fish, nonostante tutto, mantiene un alto livello di onore, battendo Jaime con un semplice scambio di parole. In un rapido cambio di scena, passiamo poi ai Greyjoy la cui storyline procede a rilento, in attesa di stringere un alleanza con Daenerys per ripredersi le Isole di Ferro. Fin qui la puntata è stata un susseguirsi di patti, alleanze e collaborazioni. La parte finale della puntata, invece, cambia repertorio per concentrarsi su Arya Stark e nuovamente sul Mastino. Per quanto riguarda Arya, la troviamo alle prese con il ritorno a Westeros. In pochi secondi riesce a trovare due uomini che le daranno un passaggio per casa, e in un attimo sembra di rivedere la ragazzina abile e furba di un tempo. C’è da dire infatti che nella scorsa stagione Arya non aveva dato il meglio di se. La storyline legata agli Uomini senza Volto l’aveva danneggiata ed è per questo che il fandom stava aspettando una svolta decisiva che l’avrebbe staccata una volta per tutte dalla casa del Bianco e del Nero.

La pettinatura e i vestiti alla Ned Stark la avvicinano, ora più che mai, alle sue vecchie origini, facendo scendere una lacrima in tutti i volti dei fan che le sono più fedeli. Ma l’atmosfera idilliaca in Game of Thrones scompare nello stesso modo in cui arriva. Senza rendersene conto, la vecchia signora che si avvicina ad Arya si rivela niente di meno che l’Orfana. L’azione si svolge in pochissimi secondi, secondi in cui l’Orfana accoltella a sangue la piccola Stark senza alcuna remora. Il terrore di quel momento si trascina fino alla scena finale in cui Arya, ricoperta di sangue, non viene soccorsa da nessuno degli abitanti della cittadina e si ritrova gocciolante per le strade di Braavos. Il promo della prossima puntata ci rivela che Arya sopravvivrà, come tutti pensavamo, ma purtroppo lo scontro con l’Orfana è sempre più imminente e in quel caso Arya dovrà dare prova di ciò che ha imparato in tutti questi anni. Il gran finale però non è di certo questo. L’episodio si chiama The Broken Man per una ragione e per questo ha inizio e fine con il Mastino. L’ultima scena rappresenta la spinta necessaria a Sandor per riprendere in mano la propria vita. La Fratellanza Senza Vessilli ha fatto ritorno sulla scena e rapidamente ha reso al suolo l’intera comunità in cui Sandor vi ha abitato fino a quel momento. Alla vista del corpo del Septon, Sandor torna in sè. La rabbia, la vendetta e la forza si sono riunite dopo tanto tempo sotto la sua pelle. Ed è questo il suo vero ritorno. Un ritorno che comporta la giustizia che non ha mai avuto nei confronti di se stesso. E io non posso fare a meno di tifare per lui. Con questa puntata lo show ha subito, a mio parere, una straordinaria ripresa rispetto a quella precedente. Nonostante l’azione dei personaggi sia ancora ferma sui propri passi in attessa che la guerra abbia inizio, l’inserimento del ritorno del Mastino ha reso il tutto molto più avvincente, catapultandoci ai vecchi tempi dello show. Dal punto di vista della narrazione, però, gli Stark sono stati fatti psicologicamente a pezzi così come i Lannister e questo mi ha lasciato parecchio perplessa ma ho ancora il presentimento che questa sia la loro stagione così come lo era agli inizi. Inoltre credo che il preludio alla guerra sia ufficialmente finito e che dalla prossima puntata i nostri personaggi cominceranno a fare sul serio, da Cersei con il suo “I choose violence” agli Stark che marciano contro Grande Inverno. Ho molte aspettative su queste ultime puntate e una parte di me è sicura al 100% che non verranno deluse. Non ho voglia di fare teorie ne tantomeno di predire ciò che potrà accadere, ma sono stranamente fiduciosa per quanto riguarda le sorti di questa battaglia. Nel frattempo, troverò un modo per far passare questa settimana nel più rapido dei modi. Dear Sunday, come soon, please.

Voto della puntata: 9/10

9 pensieri riguardo “Game of Thrones – 6×07 | Recensione.

  • 08/09/2017 in 11:39
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