Game of Thrones – 6×06 | Recensione.

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Sesta puntata della sesta stagione; puntata strettamente di passaggio, occupata da una serie di storyline che potrebbero esser definite “tappa buchi”. Siamo già a metà stagione, eppure ho la sensazione che fino ad ora i nostri personaggi non hanno fatto passi significativi verso la conquista dei loro obiettivi (fatta eccezione per quei pochi che hanno già dimostrato di avere un piano da attuare a breve). Come nelle volte precedenti, anche stavolta ci troviamo difronte a nulla di concreto; scelte fallimentari e azioni di guerra ancora da attuarsi. In particolare, “Blood of my blood” si concentra specialmente sulla famiglia, tema ricorrente in Game of Thrones. La puntata si apre con il prolungamento di ciò che accade dopo “Hold the door”; Bran e Meera sono in fuga dagli Estranei e niente e nessuno può salvarli. Ma visto che questa stagione è la stagione dei grandi ritorni, irrompe sulla scena un personaggio lasciato in sospeso per ben 6 stagioni e che, nonostante il fatto che nello show sia apparso solo in due puntate scarse, ha provocato nei fan grande scalpore: sto parlando di Benjen Stark, fratello di Eddard Stark che, nel crso delle varie stagioni era dato per disperso con un gruppo di ranger al Nord. La rivelazione però si fa attendere e il volto di Benjen viene rivelato solo a fine puntata. Prima di tutto ciò, le visioni di Bran mostrano una serie di flashbacks mischiati tra loro che all’apparenza sembrerebbe non avere niente in comune: gli Estranei, l’alto fuoco, il Re folle, le Nozze Rosse. Cosa sta a significare tutto ciò?

       

Perchè per la prima volta Bran non è in grado di avere una visione completa in un’unico scenario? Che Bran non sia pronto a diventare il Corvo a Tre Occhi, lo sappiamo tutti, ma ben presto dovrà far fronte a questo problema e superarlo. Ancora non sappiamo quale scopo abbiano le sue visioni, ma personalmente sento che saranno uno strumento fondamentale per la risoluzione di molte questioni. Dagli Stark si passa successivamente ai Tarly. Scena piuttosto lunga quella al tavolo dei Tarly e decisamente marginale rispetto alle storyline principali dello show, a mio parere è stata inserita al solo scopo di prolungare inutilmente la puntata. Ciò che mi porta a pensarlo è la decisione di Sam di tornare a casa, dopo esser stato rifiutato da suo padre. Che novità. Prima di partire per Collina del Corno, Sam sapeva a cosa andava incontro. Infatti il pubblico conosce bene la reputazione di Randyll Tarly attraverso un discorso che Sam fece sul suo conto nella prima stagione di Game of Thrones; per chi non lo ricordasse, in quella circostanza Sam raccontò del modo in cui suo padre lo ricattò per andare alla Barriera. o la morte o i Guardiani della notte. Grazie al suo racconto, a quei tempi il pubblico era già in grado di avere una visione astratta, seppur minima, di ciò che rappresentava Randyll Tarly. In questa puntata finalmente abbiamo potuto associare il nome ad un volto e inevitabilmente il personaggio di Randyll si dimostrò proprio come lo immaginavamo. Per Randyll avere un figlio che vuole diventare maestro per dedicarsi tutta la vita ai libri rappresenta un disonore. Sam è il primogenito e a quei tempi ciò rappresentava un gran cosa. I primogeniti erano gli eredi designati dell’intera famiglia, coloro che dovevano innalzare il nome della loro casata. Sam è in un certo senso l’anti-eroe, e nonostante questo, il pubblico non può fare a meno di provare tenerezza e compassione nei suoi confronti. Ma forse non è giusto definirlo a pieno un anti-eroe. Sam, nella sua debolezza, è riuscito in molte imprese; l’uccisione di un Then, di un Estraneo e ora la rivincita sul padre. Sono davvero fiera dell’audacia di Sam in questa puntata; per tutto il tempo della cena ha dovuto sottostare ad insulti più che gratuiti e alla fine di ciò, invece di accettare il destino che il padre aveva già prefisso per lui, ha dato voce al suo coraggio, seppure sempre in minima parte. “Noi tre ci apparteniamo” dice a Gilly e al piccolo Sam e con questa frase, Sam si convince una volta per tutte di disobbedire al padre e fare ciò che è più giusto per lui.

Ammetto di aver riso per tutta la durata della scena in cui Sam ruba la spada di Valyria della casata Tarly che sarebbe dovuta andare a lui ma che invece il padre non gli avrebbe mai concesso. Un atto trasgressivo nella mente di Sam e quindi esilarante agli occhi del pubblico. Intanto ad Approdo del Re non stanno messi meglio. Il tema della famiglia passa quindi dagli Stark ai Tarly ai Lannister per poi concludersi con Daenerys e Drogon. Le vicende dell’Alto Passero sembrano non avere fine e se questa volta sembrava decisiva per la sconfitta del Credo, difficilmente ce ne sarà una prossima. Tommen, infatti, convinto da Margaery circa la potenza e la veridicità dell’Alto Passero (a sua volta convinta dall’Alto Passero stesso) ha dichiarato l’unione ufficiale di Corona e Credo, sotto un unico potere, proprio mentre Lannister e Tyrell erano pronti a scagliarsi contro il Credo Militante. Che dire? L’Alto Passero acquista sempre più potere e ora come ora è impossibile batterlo. Ma nel frattempo Cersei ha richiesto un processo per combattimento che verrà affrontato da niente di meno che: la Montagna. La domanda è la seguente: chi sarà mai in grado di battere la Montagna? a primo impatto la risposta è nessuno, ma una serie di teorie (quasi confermate) porterebbero portare ad una sola cosa, il Clegane Bowl, come viene chiamato su twitter, ovvero lo scontro tra i fratelli Clegane (il Mastino e la Montagna). Ciò vorrebbe dire che il Credo è stato in grado di trovare il Mastino per farlo gareggiare contro suo fratello nel processo a Cersei. La mia mente vaga fino all’esito che potrebbe avere questa battaglia e mi chiedo come ne uscirà Cersei se il Mastino vincerà lo scontro. (perchè se quest’ultimo torna nello show, vince a mani basse). Ma, abbandonando queste teorie per due secondi, vorrei passare al personaggio cardine della puntata: Arya Stark. La scorsa settimana avevo lamentato la mediocrità e la monotonia della sua storyline che l’aveva allontanata anni luce dal personaggio che amavamo nelle prime stagioni. Questa è senza dubbio la puntata di Arya Stark che, non avendo portato a termine il compito assegnatole da Jaqen, decide di dare una svolta alla sua vita e tornare a ciò che era un tempo. Una volta ripreso in mano Ago, la spada che abbandonò prima di entrare nel tempio degli uomini senza volto, Arya si nasconde in una grotta per riprendere la sua vita proprio dall’istante in cui l’aveva messa in pausa.

La decisione di Arya prevede però delle conseguenze, già chiarite dall’Orfana che, una volta avuto il consenso di Jaqen, ha il compito di ucciderla. Di certo Arya non si farà scrupoli nella lotta per la sua sopravvivenza. Conosciamo di cosa è capace la piccola Stark e ognuno ormai fa il tifo per lei da molto tempo. Lei è l’ennesimo Stark pronto a tutto, che si arma contro la vita, contro i suoi nemici e contro gli ostacoli che gli si pongono davanti. Questa stagione è Stark a tutti gli effetti. Anche con il ritorno di Benjen, il club Stark è armato fino al collo e ognuno dei suoi membri si trova in un posto diverso nel continente per attuare il proprio piano di vendetta. Tornando un attimo su Benjen, l’episodio ci ha rivelato la sorte che gli è toccata dopo la sua uscita di scena nello show; Benjen racconta di esser stato preso da un gruppo di Estranei e di esser stato colpito con una spada di ghiaccio. Nel mentre della sua trasformazione però, le Figlie della Foresta intervennero per impedire che la magia degli Estranei funzionasse. A questo punto non sappiamo bene quali siano le intenzioni di Benjen e niente meno quelle di Bran, ma quest’unione non può che giovare ad entrambi.

La scena finale dell’episodio viene occupata da Daenerys che, tra una miriade di vane promesse e i soliti incitamenti, si ritrova sul dorso di Drogon a comandare i Dothraki che le sono rimasti fedeli. Avrei molto da dire sul suo personaggio ma niente di tutto ciò sarebbe piacere ai fan di Daenerys. Nelle ultime puntate ci troviamo davanti ad una ragazza dalle mille illusioni, che spreca tempo a fare grandissime uscite di scena senza però concludere qualcosa di effettivo. Risorgere dalle fiamme e guidare un drago sono cose che Daenerys era in grado di fare già due stagioni fa perciò, a mio parere, è il personaggio che è maturato di meno nel corso dello show e difficilmente riesco a figurarmi un futuro in cui lei riesca a diventare ciò che ha sempre voluto essere. Il mio parere generale sulla puntata non è positivo come i precedenti ma al tempo stesso non mi sento in grado di denigrare Game of Thrones per una puntata di passaggio. Nonostante tutto, lo show mantiene un livello incredibilmente alto anche nelle puntate meno gradevoli.

Voto della puntata; 7.5/10

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