Game of Thrones – 6×02 | Recensione.

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Ed eccoci alla seconda puntata di questa sesta stagione di Game of Thrones; puntata il cui tema principale è il ritorno alle origini (da qui il titolo dell’episodio “Home”). A differenza della prima puntata, caratterizzata da un ritmo incalzante, quasi al cardio palma, questa invece è contornata da un senso di nostalgia nei confronti di un passato che non tornerà mai. La scena apre con un gran ritorno, quello di Bran Stark, che a sua volta da il via ad un meccanismo di rotazione attraverso cui ogni personaggio farà i conti con il proprio ritorno a “casa”. Brandon, la cui storyline era stata lasciata in sospeso alla fine della quarta stagione, è ancora alle prese con la presa di coscienza delle proprie doti. Attraverso ciò, siamo testimoni del primo flashback sugli Stark, che ha proprio il compito di revocare un passato che va molto più indietro rispetto a ciò che abbiamo visto nella prima stagione. Da buoni intenditori, sicuramente non vi sarete persi il primo parallelismo della puntata:

 

E in questa atmosfera nostalgica e sofferente, si stanzia una figura di cui abbiamo sentito parlare molto: Lyanna Stark. Vederla finalmente in carne e osse è stato alquanto emozionante. Lyanna, sorella maggiore di Ned e Benjen Stark, in questo flashback è un irruente ragazza in sella al proprio cavallo che a tratti potrebbe ricordare Arya Stark ai primi tempi della serie. Il flashback poi si blocca bruscamente e la narrazione comincia a riprendere i propri passi. Lo scenario successivo è il Castello Nero. Ammetto di avere il cuore in gola ogni volta che trattano questa storia. Davos è di guardia al corpo di Jon, insieme a ciò che è rimasto dei suoi confratelli più stretti. Bisogna riconoscere, a mio parere, la grandezza del personaggio di Davos che in questa puntata si è dimostrato sempre più favorevole all’idea di combattere e addirittura morire per Jon. Seppur alcuni ritengono questa scelta estremamente insensata (lo stesso Davos infatti nel primo episodio ammette di non conoscere bene Jon), io invece la trovo stranamente adeguata per un personaggio come Sir Davos, il cui onore per se stesso e per gli altri è sempre stato alla base del suo essere. Le trattative tra quest’ultimo e Sir Allister poi giungono al termine ma proprio mentre sembra aver inizio una battaglia tra le due parti, eccoti arrivare il primo colpo di scena della puntata, che sia stato prevedibile o no; i Bruti, finalmente, arrivano in loro soccorso e in men che non si dica, occupano il Castello Nero (posso avere un hallelujah?). Successivamente l’episodio prende una svolta diversa, procedendo con più calma ad Approdo del Re. Vorrei spendere poche parole sul piccolo funerale di Myrcella e la decisione di Tommen di tenere Cersei nella Fortezza Rossa, per un chiaro motivo; personalmente avrei preferito che questa scena (meno importante delle successive) sarebbe slittata al prossimo episodio. Infatti ancora una volta si è ribadito il grande potere dell’Alto Passero che, come abbiamo già visto, è in grado di scavalcare persino quello del re. Niente di nuovo. La medesima situazione si è riscontrata con Arya, seppur con una leggera svolta; Arya sarà davvero riuscita a diventare Nessuno? Lo vedremo (probabilmente) nella prossima puntata. Intanto a Mereen, Tyrion è alle prese con i draghi lasciati incustoditi nelle segrete.

Ancora una volta la straordinaria ironia e spigliatezza del personaggio di Tyrion lo rende unico nel suo genere. “I drink and i know things” e “I’m here to help, don’t eat the help” sono solo alcune delle frasi che i fan hanno più amato. Ma anche qui la narrazione subisce una temporanea discesa che poi risale bruscamente con la notizia della nascita di un maschio nella casata dei Bolton. A questo punto mi pare giusto dire: Bad Karma is a bitch, perchè a Roose Bolton viene riservata la stessa fine che fece Robb Stark ai tempi delle Nozze Rosse. Ramsay si dimostra ancora una volta fedele al suo essere, uccidendo l’unica persona a cui teneva veramente. Ma ovviamente il nuovo Lord Bolton non si ferma qua; in un’atmosfera glaciale e psicologicamente molto forte, Ramsay Bolton da in pasto ai suoi mastini niente di meno di Lady Walda e suo figlio appena nato. Quando pensavamo che Ramsay avesse raggiunto il suo massimo, lui cerca di stupirci sempre di più, in negativo. La mia considerazione in merito a questa scena riguarda sopratutto la recitazione di Iwan Rheon; non credo esista al di fuori di lui un attore a cui stia così a pennello il personaggio di Ramsay Bolton. Ad Iwan è bastato uno sguardo, un fischio e un sorriso malefico in volto per dare quel senso di cruda malvagità che caratterizza il Ramsay dei libri. A pochi metri di distanza invece abbiamo Sansa intenta a saperne di più riguardo a ciò che è successo alla sorella. Brienne le spiega di averla vista tempo prima con un uomo (e in questo momento metà del fandom ha urlato “PERCHE’ NON LE HAI DETTO CHE ERA IL MASTINO?!) e che a prima vista sembrava stesse bene. Per un momento mi è balenato in testa il pensiero di un incontro tra le due a fine stagione, ma con Game of Thrones devo imparare a non sperare invano. Successivamente, la narrazione si apre ad una nuova storyline (lasciata in sospeso ormai da molto tempo), ovvero quella dei Greyjoy. La morte di Bailon ha portato ad un rapido cambio di potere che comporterà a sua volta a nuove svolte per la casata dei Greyjoy. E anche in questa puntata, gli autori non si fanno scrupoli nell’uccidere personaggi a destra e a sinistra. In molti la reputano una scelta attuata solo per accontentare il fanbase, ma personalmente ancora non me la sento di lamentarmi di ciò che gli autori hanno scritto per queste prime due puntate. Leggendo i commenti dei fan, inoltre, mi sono accorta che la maggioranza di essi concorda nell’affermare che questa seconda puntata ha superato di netto quella precedente. Che voi ci crediate o no, io sono una delle poche persone in contrasto con questa affermazione. “Home”, seppure piena di rimandi al passato, scene evocative e grandi ritorni, non ha avuto il ritmo incalzante della puntata precedente. Ovviamente, però, sto escludendo dal discorso l’unica scena che merita di essere commentata; gli ultimi minuti della puntata sono stati carichi di tensione in quanto Melisandre sta cercando di riportare in vita il corpo di Jon Snow. Ogni scena è caratterizzata da un inquadratura attuata al solo scopo di evidenziare ogni singolo particolare del corpo di Jon. L’incantesimo di Melisandre sembra non essere riuscito, e dopo aver lasciato il corpo di Jon steso sul tavolo, l’episodio è a tutti gli effetti concluso (da notare infatti il retrocedere dell’inquadratura che caratterizza quasi ogni finale di puntata). Poi, nel totale silenzio della stanza, la scena si concentra su Spettro addormentato vicino al tavolo su cui è poggiato Jon.

 Anche se a primo impatto sembrerebbe il solito clichè del personaggio che torna in vita dopochè viene smentita qualsiasi possibilità legata ad un suo ritorno, invece nel mio caso è stata la svolta che non avevo minimanete visto arrivare. Che Jon tornava in vita, lo sapevamo tutti. O meglio, lo speravamo. 

Ma in quanti erano sicuri che sarebbe successo già alla seconda puntata? io no di certo. La tortura psicologica è all’ordine del giorno quando si parla di questo show perciò personalmente mi aspettavo un risveglio solo dalla 3 puntata in poi. La scena ha inizio proprio da Spettro che, dal nulla, apre gli occhi. L’inquadratura successiva è un campo medio del corpo di Jon dalla vita in su. Il momento è come bloccato nel tempo e nello spazio, come se hai messo in pausa una videocassetta. Il silenzio si fa quasi assordante e poi, da un secondo all’altro, Jon apre gli occhi e il campo medio diventa primo piano. BAM. Jon Snow è tornato in vita. Potrei stare le ore a descrivervi il modo in cui ho reagito a questa scena, così ricca di pathos. Ero fermamente convinta che se Jon fosse tornato in vita per via dell’incantesimo di Melisandre, gli autori ce lo avrebbero mostrato solo nella prossima puntata. Immaginatevi il modo in cui ho affrontato questo colpo di scena. Un grande applauso va a Kit Harington che ha reso in maniera incredibile quella manciata di secondi in cui torna dal regno dei morti. In quel preciso istante sembra davvero che Jon abbia ripreso a respirare dopo esser stato senza vita e senza fiato per tutto quel tempo. La paura e l’incoscienza si fanno piano piano strada nel suo sguardo a primo impatto agghiacciante. Cosa aggiungere di più? Lord Commander è vivo e questo è solo l’inizio del suo nuovo io.

“What do we say to the god of death? Not Today.”
“Whats is dead may never die but rises again harder and stronger”
“Kill the boy and let the man be born”
“Starks will rise again”
“Go and get your throne”

Quindi, in media, è stata una puntata notevole, caratterizzata da un forte equilibrio tra le storyline dei personaggi, colpi di scena per niente ovvi (anche se si potrebbe aprire un dibattito per quanto riguarda il ritorno di Jon), il tutto racchiuso da un brezza leggera di innocenza che riporta alla mente la semplicità delle prime puntate.

Voto della puntata: 8.5 /10

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