Game of Thrones – 6×01 | Recensione.

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“Let the man be born”.

Questa è la frase che mi riecheggia nella testa prima ancora di affrontare la première della sesta stagione di Game of Thrones. Tutto il mondo è ansia per sapere soltanto una cosa: Jon Snow è morto? Apparentemente tutto farebbe sembrare di sì ma la vera domanda è: lo sarà ancora per molto? L’episodio inizia in un atmofera tetra, con una panoramica sulla Barriera e un’inquadratura raggelante del cadavere di Jon steso ormai sulla neve da quando è stato pugnalato dai suoi confratelli. I lamenti di Spettro riecheggiano in lontananza insieme al rumore del mio cuore in frantumi.

Il primo ad accorrere verso Jon è Davos, che sembra voler dare la vita pur di difendere a tutti i costi il cadavere di Jon. Intanto Alliser Thorne confessa ai suoi confratelli il motivo della sua decisione. Il succo è questo: “Jon Snow ha preso delle decisioni. Decisioni che ci avrebbero portato alla rovina”. La 6×01 inizia proprio così; con una confessione. Sembrerebbe questo il tema focale dell’intero episodio in grado di unire sotto un unico filo conduttore le storie dei suoi molteplici personaggi. Sulla base di ciò, successivamente viene affrontato il dilemma dei Bolton; Ramsay cerca di riprendere il comando dopo la fuga di Sansa e Theon da Grande Inverno, che ci viene mostrata attraverso un incalzante mix di panico e semi rassegnazione. Il loro destino ci viene rivelato molto rapidamente, come quello di Myrcella e Stannis Baratheon, anche se personalmente non voglio credere alla voce riguardo la morte di quest’ultimo (in caso contrario, quale sarebbe il motivo per cui non ci hanno mostrato la sua morte?). Il caso di Myrcella è una delle note dolenti dell’episodio: La scena più carica di pathos è infatti l’inquadratura in primo piano del volto di Cersei non appena realizza che ciò che sta guardando è l’arrivo del cadavere della figlia. Il momento successivo riguarda ancora il tema delle confessioni; Cersei rivela a Jaime la paura che porta dentro da quando le fu fatta una profezia riguardo la morte dei suoi tre figli. Ma questa volta, il lutto che Cersei deve portare dentro è ancor più sofferente della scorsa volta. Myrcella rappresentava una prova concreta del fatto che in Cersei esiste, seppur in minima parte, anche un lato emotivo, umano, buono. Il suo personaggio è difficile da empatizzare ma in questo caso credo che tutti dovrebbero fare un passo indietro e comprendere le sfaccettature di questa donna, una donna lacerata internamente dalle debolezze che tenta di nascondere ogni giorno della sua vita. E non solo. Ciò che è più forte in Cersei è l’amore che prova nei confronti della sua famiglia. Essa è l’essenza della madre che farebbe di tutto pur di proteggere i propri figli e ne da ripetutamente prova.

Nel frattempo, in meno di 10 minuti e quindi in pieno stile Game of Thrones, l’intera Dorne subisce un cambio di potere, o come si potrebbe anche definire “colpo di stato” con l’uccisione del principe Doran e di suo figlio Trystane. Ammetto di essere rimasta particolarmente delusa da questa improvvisa scelta di spazzar via quest’ultimi personaggi che anche in precedenza avevano avuto due storyline rispettivamente molto scarne. Ellaria sembra non volersi fermare davanti a niente e nessuno e lo ha mostrato più volte. Con questo atto, volto a rivendicare non solo l’uccisione di Oberyn ma anche quello di Elia, ormai Dorne è nelle sue mani. Non c’è da stupirsene; 3 personaggi morti nei primi 10 minuti di show. Ma a parte questa piccola eccezione, il resto dell’episodio funge più come capitolo introduttivo per la storia che verrà. Infatti sembra essere proprio questo l’intento di Benioff e Weiss, ovvero quello di creare un episodio che sia in grado sia di fungere da filo conduttore tra la 5×10 e la 6×02, sia di porre l’incipit che dia il via alle nuove storyline dei suoi personaggi. Seppur introduttiva, questa puntata non ha di certo deluso le aspettative dei fan, me compresa. Più debole è stata invece la parte dedicata ad Arya e Margaery Tyrell. Entrambe bloccate nel loro status, non possono fare altro che prendere coscienza della loro situazione. Situazione analoga anche per Tyrion e Varys che, a causa di una rapida successione di eventi, sono rimasti bloccati a Meeren. Con un balzo di narrazione, la scena viene spostata immediatamente su un orda di Dothraki a cavallo che portano Daenerys come prigioniera nel loro accampamento. Lo scambio di battute tra lei e i membri del Khalasar non è tra i dialoghi migliori della puntata e ribadisce le solite frasi che tutti noi ormai ci aspettiamo da Daenerys. Nel frattempo Jorah e Daario sono alla sua ricerca e il fatto di condividere questo obiettivo gli permette di avvicinarsi emotivamente l’uno all’altro. In pochi secondi siamo partecipi anche alla paura che si fa strada in Jorah, dovuta all’espandersi del marchio della morte. In un certo senso questo conferma già un sua possibile morte alla fine di questa stagione. Ma ora bisogna giungere al significato del titolo dell’episodio. “The Red Woman”, conosciuta anche come Lady Melisandre. La maggior parte del pubblico ha sperato fino alla fine che la motivazione di questo titolo si potesse congiungere con la resurrezione di Jon, ma non è stato così. Il vero personaggio al centro di questa season première è proprio Melisandre che cela in sè un fardello che nessuno è in grado di concepire. A questo punto dell’episodio i toni si fanno più cupi, la luce cala e attraverso un cambio di inquadratura, riusciamo a vedere il riflesso della strega in uno specchio. In una manciata di secondi Lady Melisandre si spoglia del suo vestito e della sua collana abituale e ci viene rivelata per ciò che è realmente; una donna chiaramente marcata dai segni dell’età, spoglia di qualsiasi certezza e priva della sua tipica fierezza d’animo. Una delusione più grande di qualsiasi altra rivelazione.

Proprio come Cersei che in questa puntata fa cadere il velo che in precedenza nascondeva le sue fragilità, così Melisandre si pone sotto una luce estremamente debole e sorprendentemente umana. In Game of Thrones abbiamo assistito ancora una volta al crollo delle certezze. Con una première carica di alti e bassi, scorci paesaggistici ridotti all’osso ma una messa in scena impeccabile, lo show è iniziato nel migliore dei modi. Nonostante questa sia la prima stagione a superare l’uscita dei libri, la sceneggiatura sembra scivolare via come fosse la pagina successiva della 5×10. Rimbalzare da una storia all’altra a volte può essere pesante ma in questo caso nessun fattore interno ed esterno alla storia ne ha risentito. Game of Thrones ha molti pregi, compreso quest’ultimo, ma ciò che ammalia di più i fan è la sua capacità di regalare delle puntate caratterizzate soprattutto da un’immensa cura nei dettagli e nella messa in scena. Ogni puntata è una vera e propria espressione artistica. Game of Thrones, oso dire, è pura arte. Detto ciò, dopo aver fatto molteplici rewatch di questa 6×01, aspetto con ansia la prossima domenica per gustarmi il solito boccone di eccellenza.

 

Voto della puntata: 9/10

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